Ritorno a Casa
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Le foglie sul sentiero davano una sonorità così familiare ai passi di Zipie che sembrava di camminare sui ricordi. Non era forse oltre quei cespugli che aveva ucciso il suo primo cervo?

Gli alberi a quel punto del bosco sembravano prendere identità, divenivano i vecchi amici di caccia e di mille avventure, i punti di riferimento che tante volte lo aiutarono a ritrovare la strada di casa. Come l’albero lupo che sembrava ululasse quando il vento s’insinuava nel suo tronco cavo.

Zipie era così assorto nei ricordi che non si accorse di avere compagnie. Uno strano essere peloso seguiva i suoi passi senza far rumore.

Il ragazzo continuava a pensare al suo ritorno a casa, erano ormai anni che aveva lasciato il villaggio per seguire gli insegnamenti del Maestro Drikis. Tante cose aveva imparato da allora, ma a che prezzo? La nostalgia di casa a volte diventava dolore insopportabile che non…

Un rumore alle sue spalle lo riportò di colpo alla realtà, sembrava che qualcosa alle sue spalle avesse spezzato un rametto, il terrore si impossessò subito di lui

“che non sia un folletto malefico, che non sia un folletto malefico” si ripeteva .

Conosceva bene quelle creature maligne, sua madre si era lasciata sorprendere da sola nel bosco e di lei era rimasta solo una ciocca di capelli accanto alle orme di quei maledetti. Il sangue di Zipie si fece di ghiaccio, il cuore sembrava si fosse staccato dal petto per galoppare fino in gola. “pensa pensa pensa, devo fare qualcosa prima che mi salti addosso! Se me ne sto fermo non noterà la mia presenza ma sentirà il mio odore…” Una goccia di sudore attraversò la sua fronte, mentre la mano si posava piano sul pugnale. Gli vennero in mente le parole del Maestro Drikis:

“..ricorda ragazzo un folletto malefico muore solo se lo colpisci al cuore, non sbagliare mai o diventerà ancora più cattivo e Dio solo sa quanto lo siano già di natura”

“ok.. colpire al cuore .. al cuore .. al cuore” si ripeteva mentre cercava di sfilare il coltello con cautela. Cercava di visualizzare il petto del folletto, ma l’unica cosa che riusciva ad immaginare era se stesso che moriva come sua madre.

“Zip zip! onna illajjio! Zip zip! onna illajjio!” Zipie si voltò di scatto, Fuzzy se ne stava a mezzo metro da lui, in piedi su due zampe come un cagnolino ammaestrato. Ripeteva quella frase guardandolo con quegli occhietti azzurri così dolci e umani. Alto quanto uno scoiattolo il suo amichetto d’infanzia era venuto a dargli il benvenuto.

“Fuzzy! Piccola peste mi hai fatto venire un colpo!” Esclamò Zipie tirando un sospiro di sollievo. Fuzzy saltò tra le sue braccia “uzzy este! Uzzy este! Uzzy este” gioiva il suo amichetto.



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